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La Proseuchè : l'Attenzione Vigile nella Pratica Stoica (30/12/2009 e.v.)
Innanzitutto definiamo cosa accade in noi, secondo la Pratica Filosofica Stoica, condivisa e praticata nella nostra Associazione Spirituale, quando osserviamo o interagiamo con un oggetto, con un concetto o anche con un'astrazione : Innanzituto c'è una sensazione corporale, che passa dai sensi : la "AISTHESIS". La aistesis trasmette l'impressione di questa forma esterna verso le parti più profonde del miste umano. Questo avviene tramite un filtro 'Lunare', cioè si crea una 'Rappresentazione immaginativa' che i Maestri chiamano 'PHANTASIA', che viene presentata per essere 'Controllata' dall'Egemonikon, oppure in caso di mancanza di Forza di Volontà e 'Attenzione' (Proseuchè), lasciata libera di ricadere nell'ambito emozionale ed istitivo, e condizionare la persona senza che la Parte Superiore abbia 'regnato' su essa.
La 'PHANTASIA' è, come un Riflesso Lunare, una immagine 'filtrata' con Aspetto Duplice, essa sostituisce 'l'oggetto' esterno, ed in pratica essa ai fini individuale la 'sostituisce completamente' : per fare un esempio, io non avrò MAI il concetto di 'MELA' cosi' come E' presentata al Sovrano Interiore, ma avrò la 'PHANTASIA' immaginativa del 'concetto' di MELA presentato nella mente. Infatti l'altro aspetto è che nel 'FILTRAGGIO' l'AISTESIS viene 'modificata' come se passasse in un gioco di specchi, dalla componente emozionale che 'la colora' in qualche modo, ergo la 'PHANTASIA' che viene presentata è SEMPRE influenzata dagli strati ACQUEI del miste umano, riceve un apporto 'PATETICO' o del Pathos.
Se quest'Immagine, questa PHANTASIA, viene riflessa, elaborata e 'Secretata' dal Sovrano Interiore, avviene la DIANOIA cioè una 'Riflessione' ed una 'Purificazione' della 'Phantasia'. Qundi avviene un 'autoanalisi' un dialogo interiore di 'discrimine' sul filtro che il Pathos ha sovrapposto nella formazione della 'PHANTASIA'. Quindi questo dialogo interiore, se avviene ( perchè nella maggiorparte dei casi e nella maggioranza delle persone 'profane' spesso non avviene), comporta una serie di frasi e proposizioni che considerano le qualità, la natura ed il valore dell' "OGGETTO" che ha provocato la creazione di questa 'rapprentazione'='imago'="fantasma' ( Phantasia nel senso di 'immagine virtuale diafana' ). E' QUI CHE POSSIAMO ESERCITARE IL GIUDIZIO E L'ANALISI CHE E' IN NOSTRO POTERE, e cioè accettare o rifiutare l'Immagine che ci viene fornita dagli strati 'più bassi'. Il Maestro Epitteto ( riportato da Aulo Gellio) fornisce un esempio di come un SOPHO dovrebbe reagire ad un subitaneo e terrificante boato ( ad esempio quello di un fulmine, o magari una gru nei paraggi che scarica una gran massa di materiale con un boato che fa sobbalzare le persone prive di proseuchè instintivamente): L'IMMAGINE (Phantasia) del Tuono viene presentata 'colorata' da qualità che possono essere 'desiderabili o non desiderabili' quindi con un pre-giudizio non dettato dall'Anima Razionale e quindi il discorso interiore sarà :" Questo SUONO e' spaventoso e Non Desiderabile!" In quel momento, se la 'Imago' viene con disciplina ammessa alla presenza dell'Egemonikon, vi è la 'SUNKATESIS' che può accettare o rifiutare questo giudizio 'preconfezionato'.
Ovviamente in questo caso Epitteto ci dice che il Sopho rifiuterà il giudizio phantasmatico, e SCEGLIERA' di rimanere impassibile o non 'influenzato' da questa impressione esterna. Quindi avviene una 'secrezione', uno smembramento dell'IMAGO per distinguere il dato oggettivo e reale, e il pre-giudizio che viene aggiunto dalla 'macchina automatica' che fa da filtro, cioè con la Dianoia si 'RIDUCE' il contenuto della 'PHANTASIA' all'impressione primaria, secca, senza l'aggiunta illusioria di un pre-giudizio in realtà non accertato affatto. Per fare un altro esempio ( dai discorsi di Arriano): IMAGO : "E' SUCCESSO CHE TIZIO E' FINITO IN PRIGIONE. E' INFELICE" ANALISI :"TIZIO E' FINITO IN PRIGIONE". - Aggiunta soggettiva contaminante la 'Phantasia' :"EGLI E' INFELICE". Quindi è possibile RIFIUTARE l'aggiunta soggettiva, e accettare il dato logico, riducendo l'Impressione ad un impressione primaria. Cioè "TIZIO E' IN GALERA".
Come sappiamo Tizio, magari inseguito da una banda di tagliagole dell'Aventino, può essere invece ben felice di essere in galera, e addirittura potrebbe essersi consegnato volontariamente ai pretoriani o i vigiles per costituirsi, tanto più che la legge romana obbligava il sostentamento (aqua cibo e addirittura un pò di vino) ai cittadini romani detenuti ( o in attesa di giudizio o per condanne lievi ), quindi Tizio, tra il morire scannato o morire di fame, è felice di essere dentro una gabbia e nutrito dalla mensa dei Vigiles. !! Cioè la colorazione 'Patetica' del fatto in se è del tutto arbitraria e soggettiva, benchè in generale e nella maggioranza dei casi 'statistici' la privazione della libertà di movimento è considerata dai profani come una cosa 'indesiderabile' per la quale si ha 'avversione'.
Tutto questo è però possibile solo grazie al POTENZIAMENTO E LA CURA DELLA PROSEUCHE', ovvero la PRESENZA A SE STESSI, l'ATTENZIONE.
Qualcuno potrebbe dire, in termini 'attuali' in merito ad alcune scuole 'iniziatiche', lo SVILUPPO DI UNA 'SECONDA ATTENZIONE' oltre quella profana.
Per chi di noi Gentili Italici la esercita, la STOA' è qualcosa da praticare ogni istante, con un’attenzione (PROSEUCHE') rinnovata senza sosta e indirizzata al momento Presente. Grazie a questa Attenzione, il filosofo è sempre cosciente riguardo a quello che fa e quello che pensa, e anche riguardo a quello che è, cioè inserito – nell’ottica stoica – all’interno della INTELLETTO UNIVERSALE che tutto regola. Così il Filosofo Attento vive di continuo in presenza di questa LOGICA, di questo Logos, immanente nel Cosmo, vedendo ogni cosa nella Sua Prospettiva. Attenzione verso il Presente, Vigilanza di Sé. E lo sfruttamento, come capità nel Dhamma Buddhista, della Coscienza dell'Impermanenza in rapporto all'Attenzione. Questo non deve essere scambiato per Nichilismo, come spesso dicono i monoteisti per definire superficialmente il Buddhismo, ( attenzione, appunto, facciamo DIANOIA della 'PHANTASIA' della MORTE, che certo evoca PATHOS, ed facciamo GIUDIZIO su come ci viene presentata, separando il FATTO dell'Impermanenza dalle impressioni SOGGETTIVE che aggiungiamo noi influenzati dal pre-giudizio avversativo che la forza di natura animale istintuale ci 'colora').
“Che ogni giorno la morte sia davanti ai tuoi occhi, e mai avrai alcun pensiero basso né alcun desiderio eccessivo” (Epitteto, Manuale). Tra l’altro Epitteto dedica un intero capitolo delle sue Diatribe al tema della Proseuché, dell’Attenzione!
“Agire, parlare, pensare sempre come chi può in qualsiasi momento uscire dalla vita”.
“Compi ogni azione della tua vita come fosse l’ultima, tenendoti lontano da ogni superficialità”.
“Ciò che porta alla perfezione nel modo di vivere è di trascorrere ogni giorno come fosse l’ultimo”
(Divo Marco Aurelio Antonino Augusto)
E poi sul tema dell’Attenzione in modo più preciso: “In tutte le cose e in ogni istante, dipende da te (E' IN TUO POTERE) compiacerti devotamente di ciò che accade presentemente, comportarti con Giustizia con gli uomini presenti ed esaminare con Metodo la Rappresentazione presente, per non ammettere nel pensiero nulla che sia inammissibile” “Cerca di mettere a profitto l’attimo presente (CARPE DIEM in senso STOICO assume un significato ben diverso da quello che la VULGATA interpreta nota di Frumentarius) [...]. Devi essere Vigilante, anche quando ti di-verti (ATTENZIONE, Volgersi ALTROVE significa divertirsi!)” “Devi trovare gioia e pace in un’unica cosa: passare da un’azione di utilità per la comunità a un’altra azione che lo sia parimenti, tenendo vivo in te il Ri-cordo (da Cor- Cordis, Cuore) del DIVINO” ( e qui vediamo la specificità STOICA nel non essere 'fuori da questo mondo' ma del fare la PROPRIA PARTE con Distacco nel 'TEATRO MASCHERATO DELLA VITA'). “Devi far penetrare la tua Mente in ciò che in questo istante avviene e si fa” “Rivolgi l’Attenzione al soggetto, all’azione, all’opinione, al significato” RICORDIAMO INOLTRE CHE SECONDO LA STOA', IL 'MALE' NON E' ALTRO CHE UN ERRATA OPINIONE O UNA MANCANZA DI ATTENZIONE, E CHE LA SOFFERENZA DIPENDE DALLA MANCANZA DI PROAIRESI(vedere altro articolo sui fondamenti della STOA' ROMANA). Non solo la STOA' raccomanda lo sviluppo dell'ATTENZIONE, o se vogliamo una 'Seconda Attenzione' PRODROMICA al 'SEPARANDO'... Anche la grande Scuola NEOPLATONICA lo esige : L’Esercizio dell’Attenzione verso il Sé era caratteristico anche di Plotino, come ci riporta il suo biografo Porfirio: “La sua Attenzione per se stesso non si allentava mai, se non durante il sonno, che d’altronde il poco cibo [...] e il continuo volgersi del suo pensiero verso l'intelletto gli impedivano”. Cosa che non impedisce a Plotino di occuparsi degli altri. Egli è tutore di diversi bambini che alcuni membri dell’aristocrazia romana gli affidano alla loro morte, e si occupa della loro educazione e dei loro beni. Emerge qui che la vita contemplativa non annulla l’attenzione per gli altri, e che questa attenzione può benissimo conciliarsi con la vita secondo lo Spirito
Infatti Plotino, pur rimanendo a disposizione di tutti, dice sempre Porfirio, “non allentava mai, nello stato di veglia, la tensione verso l’Intelletto”, “egli era presente nello stesso tempo a se stesso e agli altri”. Parliamo quindi di un 'Separando Avvenuto' secondo espressioni di stampo 'alchimistico'.
IN SUCCESSIVI SCRITTI PROPORREMO ESERCIZI VOLTI AL FINE DI SVILUPPARE L'ATTENZIONE E LA FORZA DI VOLONTA' secondo metodi gentili e tradizionali, ma è d'uopo aggiungere alcune considerazioni analoghe alla nostra Stoà di quella grande Tradizione Sorella ed Indoeuropea che è il BUDDHISMO : "Per colui il cui pensiero non divaga, la cui mente non è trascinata, che ha abbandonato bene e male, per colui che è Vigile, per costui non esiste paura (in termini stoici 'avversione')." (Dhammapada, 39) "Piccoli, sottili pensieri: se inseguiti, rimescolano il cuore. Non comprendendo l'effetto dei pensieri sul cuore, si corre di qua e di là, con la mente fuori controllo. Ma comprendendo l'effetto dei pensieri sul cuore, la persona vigile e consapevole li trattiene. E allorché, inseguiti, rimescolano il cuore, colui che è sveglio li lascia andare senza traccia. (Udâna, Meghiya Sutta)" "Non inseguire il passato, non crearti aspettative per il futuro. Perche' il passato non esiste piu' e il futuro non esiste ancora. Da' attenzione alle cose cosi' come sono in questo istante - proprio qui e proprio ora - senza farti tirar dentro, senza vacillare. Cosi' ti devi esercitare. Devi stare attento oggi, perche' domani, chissa', potrebbe esser troppo tardi. La morte arriva all'improvviso e non vuol sentir ragioni. Se vivrai cosi', con attenzione, giorno e notte, allora si' che potrai dirti saggio" (Bhaddekaratta Sutta, Majjhima Nikaya 131). "Colui che prima viveva immerso nella distrazione e poi diventa Attento, Illumina il mondo, come Luna libera dalle nuvole. (Dhammapada, 172)" Così ho udito: "Riguardo ai fattori interni, non vedo nessun altro singolo fattore come la giusta attenzione che sia così importante nell'addestramento di un praticante che non abbia ancora raggiunto la meta del cuore, ma sia intento al suo conseguimento. Il praticante lascia perdere ciò che non è utile e sviluppa ciò che è utile. La giusta attenzione è la qualità del praticante in addestramento: nient'altro è così importante per il raggiungimento dell'obiettivo supremo. Il praticante, con il giusto sforzo, raggiunge la fine dello sforzo". (Itivuttaka, I, 16)
QUINDI DESTIAMOCI, E VIGILIAMO. DENTRO DI NOI COME QUANDO IL CONSOLE PRIMA DELLA BATTAGLIA ENTRAVA NELL'ARCANO ANTICO TEMPIO DI MARTE E CAREZZAVA L'ASTA VIBRANTE DELLA VOLONTA' IMPUGNATA DAL DIO, DICENDO ' VIGILA, MARS! VIGILA! ' SIA COSI' DENTRO DI NOI. AUE' VICTORIA! A TUTTI NOI NEL BELLVM SACRVM INTERIORE
Valete Bene, Vigilamus!
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SAPIENZA ITALICA
I brani qui presentati sono tratti da Giovan Battista Vico (1668-1741), De antiquissima italorum sapientia, cap. VIII, 1-3.
l - DEL SOMMO ARTEFICE
Questi quattro termini dei latini: Nume, Fato, Caso e Fortuna, trovano una piena conferma in tutto ciò che abbiamo sinora discusso intorno al vero e al fatto; cioè che il vero deriva dalla riunione di vari elementí (di tutti in Dio; solo degli estrinseci nell'uomo) di cui si compone la cosa, che il verbo della mente si origina per virtù propria in Dio, per virtù non sua nell'uomo, che la facoltà è quella nostra attitudine, per la quale, ciò che facciamo riusciamo a portare a termine con energia e senza difficoltà.
2 - DEL NUME
I latini chiamavano Nume la volontà degli dei, quasi che Dio Ottimo Massimo esprima nella stessa creazione la Sua volontà, e la esprima con una rapidità e facilità tali da potersi paragonare ad un semplice movimento d'occhi. Così, ambedue le cose che Dionisio Longino ammira in Mosè quando esprime la divina onnipotenza in una frase massimamente significativa: Dio disse, e le cose furono, pare che i latini le esprimano con una parola sola. La bontà divina, dunque, crea le cose che vuole col solo volerle, e le crea con tale facilità che pare quasi che esse abbiano esistenza per capacità propria. Imperocchè dice Plutarco che i greci lodano la poesia di Omero e le pitture di Nicomaco in quanto parevano essersi originate per propria intima facoltà, e non derivate da una certa arte umana. Io ritengo che proprio da tale loro speciale capacità di creare immagini derivi a poeti e Pittori l'appellativo di "divino". Ma di tale facilità nella creazione è in Dio la sua natura propria, mentre nell'uomo è quella ben rara e nobile virtù, tanto difficile da trovare e tanto lodata quando la si trova, che è detta "naturalezza". Parola che Cicerone tradurrebbe con una parafrasi: "Potenza che spontaneamente, e in un certo qual modo, si esplica come per effetto della stessa natura".
3 - DEL FATO E DEL CASO
Per i latini dictum voleva dire la stessa cosa che certum; certum corrispondeva al nostro terrnine determinato; factum e dictum significavano la stessa cosa, e il factum e il verum si identificavano con la parola verbum. Gli stessi latini, quando volevano dire che una cosa era stata portata a termine con grande celerità, dicevano: dictum factum. Su questa falsariga chiamarono casus sia la parte finale delle parole, sia il termine ultimo dei fatti. Pertanto, i filosofi dell'antichissima filosofia italica che per primi formularono tali termini, ritennero il fato un ordine eterno di cause, e il caso il risultato finale di quell'ordine eterno
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Fonte : il Sopho Epitteto
La Realtà si divide in cose soggette al nostro potere e in cose non soggette al nostro potere.
In nostro potere sono :
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IL GIUDIZIO
L'IMPULSO
-
IL DESIDERIO
L'AVVERSIONE
-
in una parola,ogni attività che sia propriamente nostra;
non sono in nostro potere:
IL CORPO,
I SOLDI O CIO' CHE POSSIEDI,
LA REPUTAZIONE SOCIALE,
INCARICHI PUBBLICI O PRIVATI,
IL TUO LAVORO.
in una parola,ogni attività che non sia propriamente nostra.
*DIFFERENZA FONDAMENTALE TRA LE DUE CATEGORIE SOPRA DESCRITTE*
1) Ciò che rientra in nostro potere è PER NATURA LIBERO, IMMUNE DA INIBIZIONE E DA OSTACOLI
2) mentre quanto non vi rientra è PER NATURA DEBOLE, SCHIAVO, COERCIBILE, ESTRANEO.
*ALLORA RI-CORDA!* :
Caso a) : SE considererai 'libere' le cose che per natura sono SCHIAVE,e TUO personale ciò che è ESTRANEO, sarai IMPEDITO, SOFFRIRAI, SARAI TURBATO, TI LAMENTERAI DEGLI DEI E DEGLI UOMINI.
Caso b) : SE INVECE riterrai tuo SOLO ciò che è TUO,ed ESTRANEO,come in effetti E',ciò che è ESTRANEO. NESSUNO ti potrà mai COARTARE, NESSUNO ti IMPEDIRA', NON TI LAMENTERAI DI NESSUNO, NON ACCUSERAI NESSUNO, NON CI SARA' COSA CHE DOVRAI FARE CONTRO LA TUA VOLONTA', NESSUNO TI POTRA' DANNEGGIARE, E NON AVRAI NEMICI, PERCHE' NON POTRAI ESSERE DANNEGGIATO DA NIENTE E DA NESSUNO.
*ATTENTO*
Se aspiri ad una ALTA condizione come al 'caso B', RICORDA, che NON BASTA uno sforzo MODESTO per raggiungerla, ma dovrai compiere UN OPUS REMOTIONIS RADICALE su alcune cose, altre cose DOVRAI DIFFERIRLE E GESTIRLE 'A FUOCO LENTO'.
Se invece ti senti di DESIDERARE, e in più desideri ricchezze, beni, vanità e potere profano, è molto probabile che il fatto stesso di ambire freneticamente alle prime provocherà il non ottenimento neanche delle seconde : in ogni caso fallirai gli unici presupposti che consentono LIBERTAS et FELICITAS.
Quindi esercitati fin d’ora a dire ad ogni rappresentazione che ti colpisca per la sua asprezza: “sei soltanto una rappresentazione,non sei affatto ciò che sembri in apparenza”.
Poi analizzala e sottoponila alla valutazione degli strumenti in tuo possesso,accertando se essa sia relativa alle cose che ricadono in nostro potere o a quelle che non vi rientrano, e in questo secondo caso abbi già pronta la conclusione: “per me non è nulla”. (…)
Ricorda che il desiderio promette di farti ottenere ciò che desideri,l’avversione di non farti incorrere in ciò che avversi,e che chi non raggiunge l’oggetto del desiderio non ha la sorte dalla sua,mentre chi ricade in qualcosa da cui sta rifuggendo patisce la cattiva sorte.
Ora,se avverserai soltanto ciò che è contrario alla natura tra le cose che sono in tuo potere,non incorrerai in nulla di ciò che avversi;ma se avverserai la malattia,la morte o la povertà,patirai la cattiva sorte. Pertanto rimuovi ogni avversione da tutto ciò che non dipende da noi e trasferiscila alle cose che,tra quante dipendono da noi,sono contrarie alla natura.
Per il momento sopprimi completamente ogni desiderio: perché se miri a qualcosa che non è in nostro potere inevitabilmente fallirai, e d’altra parte ancora non puoi disporre di alcune tra le cose che sono in nostro potere,alle quali sarebbe bene rivolgere la Volontà e l'Energia.
(Indifferenza Stoica : è indifferente, né bene né male, ciò che non attiene alla tua virtù interiore).
Sintesi del Divo Augusto Imperatore Marco Aurelio Antonino:
"Qualunque sia,tra le cose indipendenti dalla tua Volontà,quella che giudichi per te un bene o un male,se per combinazione incappi in quella che,secondo il tuo parere,è un male o non riesci ad ottenere
quell’altra che,secondo il tuo giudizio,è un bene,è fatale che tu te la prenda con gli Dèi,che abbia a detestare gli uomini,che sono,o tu sospetti che siano,la causa del non aver raggiunto l’una oppure dell’essere incorso nell’altra. E’ fuor di dubbio che noi commettiamo molti errori disonorevoli per il non essere capaci di considerare quelle cose come indifferenti per noi,chè,se noi calcoliamo come bene o come male le cose che sono in potere nostro,non esisterebbe più alcun motivo per accusare gli Dèi o per lottare contro gli uomini."