Menu principale:
(dal vecchio sito)
NEOSTOICISMO ROMANO
In questo breve spunto, davvero sintetico, incompleto e superficiale, spieghiamo ai nostri lettori una delle branche Spirituali che sono tutt’ora praticate dai Gentili Italici, una filosofia gentile vivente e come tale, nella sua parte riguardante la ‘fisica’, ovviamente aggiornata ed attinente con le attuali conoscenze Scientifiche in fieri. Divo Marco Aurelio Antonino.Un Crisippo o un Marco Aurelio, a differenza di quanto certuni vorrebbero far credere, non ignorerebbero ne snobberebbero del tutto i risultati e i conseguimenti della Scienza moderna ‘profana’, li incasellerebbero semplicemente nel processo di autocoscienza delle forme senzienti che costituiscono la presente Umanità.
Questa corrente ha come fondatori Zenone di Cizio, Cleante e Crisippo, ed ha almeno 24 secoli di storia, ma discendente direttamente dallo Stoicismo Romano che ha visto i più grandi rappresentanti in Seneca, Epitteto e l’Imperatore Marco Aurelio Antonino. Secondo i NeoStoici la Filosofia è un Uovo in cui possiamo distinguere la Logica che corrisponde al Guscio, l'Albume che è la Scienza e il Tuorlo che equivale all'Etica. A differenza del positivismo e del materialismo diffuso nella profanità attuale, i NeoStoici conferiscono alla Materia/Energia e allo Spazio/Tempo di cui è ‘composto’ l’Universo un aspetto dinamico-sensitivo e affermano la sostanziale Unità del reale (monismo) che si dispiega secondo regole Logiche e Matematiche, partendo dalla Diade (dualità apparente). Il ‘vuoto’ non esiste, esiste solo il ‘falso vuoto’, e si considera il concetto scientifico dei ‘quanti’ un limite tecnico e non teoretico, alla scindibilità dell’energia e della materia. Le Forze universali, i Fenomeni e i Processi naturali sono governati da un principio intelligente-provvidenziale (chiamato sia physis che lógos, pneuma e IGNIS - pronunciato Ighnis - “Fuoco” ) un Principio Immanente che rende la Natura Attiva, Viva e Orientata ad un Fine. La Concezione NeoStoica è di un Universo quale Sistema Divino. Il Principio che ‘anima’ la Materia/Energia e il continuum coincide con il Principio Divino: Dio è Natura, Destino e Provvidenza. Inoltre, questo “Dio” , da non concepire nel senso del Personalismo (non è un Dio-Persona) tipico delle forme religiose dogmatiche e fideistiche di stampo Abramico, che governa l'intero Universo conosciuto (non si escludono Altri) può essere in rapporto diretto e sottile con gli uomini e con gli esseri dotati di Intelletto Sovrano, che la definizione moderna chiama ‘senzienti’, condizione che invece viene esclusa dalle altre correnti Spirituali e Filosofiche che coesistono nella Gentilitas attuale come il NeoPlatonismo. Tutta la ‘Realtà’ deriva dalla compenetrazione di un Principio attivo ( la Diade cui sopra), di cui sono manifestazioni l’ Intelletto Sovrano e la Senzienza (nei suoi vari gradi, che comprende tutte le forme viventi) e di un Principio passivo, Energia/Materia e Spazio, che sono Matrice. L'Uni-verso è Unità, tutto confluisce in un'Una Vita Universale, pur mantenendo la Molteplicità nel dispiegarsi secondo formule Logiche e Matematiche. Esistono legami ed ‘echi’ tra le componenti del Cosmo che si influenzano a vicenda, in modo non conoscibile secondo le conoscenze scientifiche attuali, ma intelligibili con lo strumento della Filo-Sofia, il Cosmo intero ha un’ Anima, un’Anima del Mondo, una sorta di ‘sistema operativo’ del Reale che ‘gira’ celato, latente. Le cose sono generate e dissolte dalle ragioni seminali, ovvero da matrici o strutture che organizzano l'essere e il divenire dei singoli enti secondo forme costanti, delle Matrici. L'Intero Cosmo si configura come un Organismo in cui ogni parte svolge una sua funzione e ogni fenomeno ha un suo valore. Questo insieme è organizzato secondo una scala naturale che parte dai corpi più elementari, dalle particelle subatomiche o le ‘stringhe’ per giungere agli uomini e simili, cioè alle creature Senzienti capaci di esercitare la Logica. L'Universo NeoStoico è un Cosmo ordinato, Eterno, dominato dal Principio Divino del lógos/IGNIS che permea ogni cosa, infatti si esclude filosoficamente una ‘creazione dal nulla’ da parte di chicchessia. Tutto ‘avviene’ per un paradigma particolare, che modernamente viene anche associato al ‘principio antropico’, la Necessità (chiamata dai Maestri Ellenici ANANKE’ ), ma non nella medesima maniera. I Neo-stoici considerano il dilemma tra Libertà e Necessità elaborando un concetto di “predestinazione” molto simile a quello del “Karma” della Scuola Indiana. Karma però non nel senso corrotto e deviato dalla “New Age” divenuto sinonimo di colpa ed espiazione reincarnativi, ma analogo alla Teoria della Conoscenza. Il Karma è la legge di Causa ed Effetto dettata dall’Azione. L'essere umano, quale esempio di Senzienza, è portatore di una Scintilla del Fuoco eterno del Lógos, ma pur essendo destinato ad agire in un certo modo nell’economia del Cosmo, in Armonia con ciò che Lega ogni Cosa (Religio) è libero di scegliere se essere coerente con la Sua Vera Natura, che è l’Intelletto Sovrano di cui parla Marco Aurelio, che non è semplicemente la mente razionale profana (ma che è la Somma Libertà del Dovere/Volere), o se abbandonarsi ai condizionamenti imposti e alla degenerazione delle passioni illogiche (che è la Necessità che incatena con la falsa Libertà del ‘desiderio’). L’Esercizio della Virtus consiste dunque nell'Azione Coerente, scegliendo ciò che è conveniente alla propria Vera Natura. Per la Logica Neo-Stoica, la conoscenza umana è resa possibile dalle impressioni che le cose lasciano sui nostri sensi, sia essi espansi dalla tecnologia e dagli strumenti matematici o meno. Ma l'essere umano ha il compito di valutare se acconsentire o no all'impressione avvertita. Le impressioni possono produrre rappresentazioni catalettiche (la cui validità si fonda sull'evidenza dei fatti sul piano Logico/Scientifico) oppure rappresentazioni non catalettiche (la cui validità è stabilita dall’IGNIS Interiore che può dare o rifiutare il Suo assenso a ciò che l'immagine sensoriale propone). Quindi vi sono due piani di lavoro Logico, ove il Superno si impernia su un Autocoscienza dell’Intelletto Sovrano che è quello che in definitiva può guidare alla propria Vera Natura. Gli stoici rifiutano la definizione concettuale della dialettica aristotelica e privilegiano una dialettica proposizionale. Questo tipo di dialettica si fonda su una relazione di fatti enunciati per mezzo di proposizioni. È definita logica proposizionale perché la funzione del soggetto è assegnata ad una proposizione, non più ad un termine. La Logica neostoica tende quindi a diffidare dal sillogismo e dal sofismo, puntando sull’enunciato di dati fattuali, incentrandosi soprattutto sull’Etica e sulla ricerca dell’Assenza dal turbamento delle passioni. Con la ‘Pace del Cuore’ è possibile affrontare ogni prova e ogni ricerca, per questo il neostoicismo, come l’antico, si basa su una austera e ferrea pratica di ‘autosservazione’ e ‘controllo’, non però di ‘soppressione dalle emozioni’. Lo scopo è di non essere ‘condizionati’, ‘incatenati’ dal turbamento (che sia di piacere o di dolore): non di rifuggire dalle sensazioni o dal vissuto in una forma di ascetismo rinunciatario. Infatti le passioni e le pulsioni non vanno negate, ma conosciute e sperimentate: ‘osservate’, per poterne comprendere natura ed origini con il proprio Intelletto, e quindi dominarle, aggiogandole alla volontà del Reggente. La condizione di ‘Atarassia’ cara agli Epicurei è valorizzata nel neo-stoicismo, ma al contempo si rifiuta categoricamente la concezione epicurea della coincidenza della felicità con il piacere fisico. Ciò che muove la parte Sovrana dell’Uomo è la spinta alla Conoscenza ed al Superamento di se stesso. Per gli stoici l'uomo è soprattutto un essere razionale e il fine fondamentale è quello di vivere conformemente alla Natura e di adeguarsi, nelle Azioni, all’ Intelligenza Universale che tutto dirige. Il criterio della condotta umana deriva dall'ordinamento Logico e Divino dell'Universo: bisogna accogliere ciò che è conforme alla natura e respingere ciò che è contrario, al fine di essere co-reggitori del Cosmo stesso. Essere virtuosi significa quindi adeguarsi alla Logica Universale, mentre essere schiavo delle passioni è nocivo perché esse ostacolano l’Armonia razionale. Tutto ciò che accade non è casuale ma è dovuto all'Ordine Divino, quindi ciò che noi possiamo fare è dominare la nostra disposizione d'animo per meglio adeguarci alla ragione universale, che è, nel particolare, il Vero Volere dell’Intelletto Sovrano in ogni Senziente. Nonostante l'accento posto sulla Necessità, i neostoici vedono nell'uomo un'effettiva capacità di scelta e di azione autonoma e responsabile. Già da Crisippo c’e’ una risoluzione del rapporto fra il “destino” che tutto determina e il “libero arbitrio”, distinguendo due ordini di determinazioni: le cause lontane (che preparano e favoriscono un certo evento e non sono in potere dell'uomo) e le cause prossime (che realizzano concretamente l'evento e sono in potere dell'uomo). La pratica neostoica romana comprende esercizi di concentrazione, di controllo mentale, controllo del dolore, delle reazioni automatiche, discipline marziali, ‘meditazione’ attiva tipica della scuola Occidentale, tecniche di respirazione per il circolo del ‘pneuma’ e la disciplina della ‘auto-osservazione’, con il proposito di scrutare, individuare e dominare quei comportamenti, movimenti e verbalizzazioni, che sono originati da passioni ed emozioni, e non scaturenti da una vigile Coscienza che Vuole. Ma la palestra fondamentale nella pratica filosofica neostoica è il discernimento reale, secco, nudo, tra ciò che è in nostro potere, e ciò che non lo è. Ed è il punto fondamentale per il conseguimento della ‘Pace del Cuore’ e lo sviluppo del cosiddetto ‘Coraggio Stoico”. A titolo esemplificativo forniamo a seguire alcune semplici istruzioni di Epitteto, tratte dal Enkiridion. Pensiamo che possano essere più che esaurienti per questo piccolo spunto che avete trovato nel nostro sito. Tutti i giorni abbiamo a che fare con ciò che dipende da noi, e con ciò che non possiamo mutare in alcun modo.. Nel primo caso, dipendendo la questione da noi, non esistono problemi. Nel secondo caso i problemi non esistono comunque perché non siamo noi a decidere e quindi ogni attesa e pretesa a proposito è Vana e se noi riusciamo a dimenticarle ecco che siamo definitivamente liberi dai problemi. In questo caso non ci impegniamo in attese e pretese consumanti ma nella Pace più piena del Cuore. Ecco quindi che riuscendo a definire 1. ciò che è in nostro dominio, che dipende dalla nostra scelta2. e ciò che non lo è, che non dipende dalla nostra scelta… Sappiamo discriminare su di una questione assolutamente cruciale. E’ questa la questione prima, ogni altra realizzazione parte solo da ciò. Questo è il primo atto che si impone a coscienza di individuo. Da ciò, solo da ciò, proviene il Coraggio e la Forza di incontrare le situazioni, anche le più ostiche, e la capacità nel riportarle a ciò che sono in origine : la nostra quotidiana Vittoria sul Destino.
…… Se presenzii al Simposio dell’Esistenza, in completa pace, senza più nulla rincorrere, allora Non solo stai banchettando con gli Dei, ma è Segno che con loro stai governando il Mondo. Diogene, Eraclito e la Genìa dei Sapienti, per questo vengono chiamati “Divini” ed a giusto motivo. Invero sono Dei Immortali.